PRONTO SOCCORSO, GESTIONE SBAGLIATA.

aft medicina territoriale
PRONTO SOCCORSO, GESTIONE SBAGLIATA.
Una situazione che desta allarme.
Le condizioni organizzative del Pronto Soccorso nei nostri ospedali, spesso sotto i riflettori della cronaca, sono l’unità di misura, oltre le statistiche, dei risultati di chi amministra e gestisce il sistema sanitario provinciale.

Quando in Trentino, negli anni Novantasi mise mano alla riorganizzazione dell’area di emergenza-urgenza e si iniziò a parlare di ospedali in rete, nei 5 distretti di valle il Pronto Soccorso fu subordinato alla direzione primariale dei locali reparti di Medicina, che ebbe come effetto la soggezione dei primi alle esigenze dei secondi. I Pronto Soccorso dei 2 ospedali principali (Trento e Rovereto), finirono per intasarsi, dovendo farsi carico degli accessi diretti e dei trasferimenti, sempre più numerosi, in conseguenza di una sanità impostata sull’utilizzo (anche improprio) dei mai sufficienti elicotteri.

Purtroppo la riorganizzazione eluse l’obiettivo di sviluppare un efficiente servizio territoriale (medici di base, pediatri di libera scelta, guardie mediche, medici di RSA) capace di offrirerisposta sanitaria alle urgenze minori. Si è continuato e si continua tutt’oggi a parlare (ma solo a parlare) di aggregazioni, di case della salute, di letti medicalizzati nelle case di riposo… Tutti progetti suggestivi che fino a quando rimangono tali assicurano a chi li segue lauti compensi ma nessuna utilità per i cittadini.

Non meno importante, una evidente inadeguatezza dAPSSnel gestire il patrimonio umano, in particolare quello delle aree di emergenza-urgenza, ha demotivato anche chi aveva deciso di investire sul Trentino per il proprio futuro professionaleFerree logiche di taglio dei costi (ma non ovunque…), organici carenti, decentramento fra più sedi ospedaliere, sovrapposizione di competenze cliniche e burocratiche e pretese di straordinari hanno portato a una drammatica defezione nelle selezioni e alla fuga proprio da quelle che (come i Pronto Soccorso di Trento e Rovereto) dovevano rappresentare sedi di eccellenza per operatività e attrattività. Non doveva essere il Trentino una terra di richiamo capace di offrire opportunità di carriera prestigiosa per tanti professionisti? Certo, non si possono negare e nascondere le scelte demenziali operate a livello nazionale (e che purtroppo nessuno pare voler rimettere in discussione) sul numero degli accessi alle facoltà di medicina che hanno contribuito a generare l’attuale disastro. Ma evidentemente, nonostante i progetti innovativi di conciliazione famiglia – lavoro e gli skipass gratuiti per pediatri e ginecologi, la “gestione delle risorse umane” non è stata così “buona” come qualcuno tenta ancora di contrabbandare.

L’ultimaalzata d’ingegnoquella dell’impiego in Pronto Soccorso delle guardie mediche e dei medici della scuola di formazione per medici di base (che ovviamente, costano molto meno di un medico ospedaliero strutturato) farebbe sorridere quanto a banalità se non fosse che rischiano di andarci di mezzo sia i cittadini che gli stessi professionisti: staremo a vedere quanti di loro accetteranno i rischi di essere catapultati, senza specifica preparazione e idonea specializzazione, a combattere su un fronte sempre più insidioso.

Da ultimo, le inadeguate risposte del territorio ai bisogni di salute per l’utente con problematiche di carattere urgente hanno contribuito a generare un’esplosione della domanda, grazie anche a un ticket che funziona semmai come elemento attrattivo a fronte di tutte le prestazioni erogate nel minor tempo possibile. Ma un certo numero di codici bianchi e molti codici verdi rappresentano casi del tutto appropriati di accesso al Pronto Soccorso: è inconcepibile affermare che il Pronto Soccorso debba trattare solo casi di codice rosso o giallo, come se fosse possibile definire a priori (magari da parte dello stesso cittadino e prima che sia un medico formato a stabilirla) l’urgenza o la differibilità di una prestazione.

Gli ambiti che andrebbero indagati non si esauriscono certamente qui, ma all’interno di quelli che ho delineato, converge un insieme di elementi concausali di rilievo assoluto. In tanti possono quindi avere l’occasione, entro questo perimetro, di individuare i passaggi su cui battersi il petto, sempre che, come qualcuno racconta (non a Zelig), la fuga dei medici non sia responsabilità del consigliere Degasperi.

Il contributo è stato pubblicato dai quotidiani “l’Adige” ed il “Corriere del Trentino” rispettivamente nelle rubriche “Il dibattito” ed in “Analisi e Commenti” in data 11 maggio 2019.

Ai link alcune interrogazioni sul tema che ho presentato nel corso di questa e della passata legislatura.

Dotazione di ecocardiografo per le unità operative di rianimazione e pronto soccorso dell’ospedale S. Maria del Carmine di Rovereto

Chiarimenti su sospetti episodi di malpractice presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento.

Pronto Soccorso di Borgo Valsugana senza anestesista dalle 20?