POI NON STUPIAMOCI DEL CALO DEGLI ELETTORI..

Con cadenza quasi quotidiana quello che si sta rivelando l’house organ del candidato sindaco dr. Ianeselli, fa conoscere ai suoi lettori l’opinione dello stesso un po’ su tutto.
Sarà un caso che il presidente (fino a lunedì scorso) della società editrice dello stesso giornale ha deciso di scendere in campo a sostegno del suo campione.
Peccato che, vista l’attenzione dedicata al Nostro, il giornale dimentichi di chiedere conto delle molte “perle” che hanno costellato la sua carriera.
Io ricordo ai trentini che giusto un mese fa, con riferimento al rischio epidemia, l’avveduto candidato, presentandosi spavaldo al ristorante cinese, parlava di “psicosi”. Chissá cosa sarebbe successo se avesse avuto in mano una comunità… Altre “perle” in tema di sanità pubblica e scuola, ce le ricorda Giovanna Giugni nel contributo che segue.

 

“Lo spirito di sacrificio e l’abnegazione del personale ospedaliero sono sotto gli occhi di tutti. Non si contano, inoltre, le lodi alla validità e alla  universalità del nostro sistema sanitario.

Era il gennaio del 2016 e come molti altri pubblici dipendenti ho preferito decidere di non aderire a Sanifond,il fondo sanitario privato creato, con soldi pubblici, dalla Provincia Autonoma di Trento.
In questa emergenza particolare possiamo comprendere come sarebbe stato meglio utilizzare il denaro della fiscalità generale per potenziare il nostro sistema sanitario pubblico ( di competenza provinciale) invece di finanziare un fondo assicurativo sanitario su base privatistica, ad uso dei dipendenti pubblici .
Il denaro utilizzato per realizzare  Sanifond avrebbe dovuto essere destinato alle buste paga dei lavoratori, i cui salari erano stati sottoposti al blocco contrattuale. Non aderendo avevo ritenuto- e ritengo- che se il blocco in questione era stato realizzato per risparmiare denaro pubblico, utilizzare lo stesso denaro pubblico per finanziare un fondo assicurativo privato fosse  ingiusto.
Due volte ingiusto: se il fondo avesse garantito prestazioni escluse dal SSN  sarebbe stato grave che un ente pubblico dedicasse risorse a vantaggio dei soli pubblici dipendenti. Se invece il fondo avesse  previsto ( come pare) soprattutto prestazioni già fornite dal SSN sembrava ingiusto creare concorrenza in un settore che, oggi lo comprendiamo bene, deve essere di natura squisitamente pubblica. Alla sanità pubblica andavano e vanno dedicate tutte le risorse economiche utili a salvare la vita dei cittadini.
Le rappresentanze sindacali hanno salutato con soddisfazione la nascita di Sanifond,  criticando con fermezza i dubbi dell’assessore regionale alla sanità dell’epoca, Violetta Plotegher circa l’adesione dei dipendeti regionali a Sanifond. Critiche da UIL, CISL e dall’attuale candidato sindaco di Trento, Franco Ianeselli, CGIL, evidentemente convinto delle scelte provinciali, orientate alla privatizzazione della sanità pubblica.
Nello stesso anno , mentre la normativa nazionale prevedeva l’erogazione di un bonus cultura ai docenti delle scuole pubbliche, la giunta a guida Rossi, con la totale acquiescenza di CGIL, utilizzava le risorse destinate al bonus docenti per l’attività di IPRASE,  perchè si occupasse direttamente, con scelte proprie – e buona pace della libertà di insegnamento- delle ” modalità organizzative e i relativi strumenti operativi….. quale migliore e strutturata forma di erogazione della formazione del personale e degli operatori scolastici delle scuole trentine”
Era ancora il 2016 poi quando la CGIL nazionale si schierò compatta per il NO al referendum costituzionale renziano. Voce controcorrente quella del segretario trentino, l’attuale candidato sindaco Ianeselli, che dichiarò ( legittimamente, è chiaro) il suo voto favorevole alla riforma renziana della Costituzione. Riforma che limitava l’autonomia e penalizzava gli statuti speciali.
So bene che le competenze di un Sindaco sono di altra natura, ma la situazione difficile di questi giorni mi porta a ritenere che sia importante affidarsi a chi crede nel pubblico – soprattutto nella sanità pubblica –  nella libertà di formazione dei singoli – soprattutto se docenti già penalizzati da una normativa scolastica provinciale a dir poco imbarazzante – nell’autonomia concreta e solidale.”

Giovanna Giugni