Nella terra dell’Autonomia per risolvere i problemi si attendono i ministri

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Ieri è andata in scena una rappresentazione che, se non comportasse gravi conseguenze per le famiglie, avrebbe anche un lato comico. Di fronte alla richiesta di riconoscere i buoni di servizio, pensati e finanziati dal FSE per conciliare i tempi tra lavoro e famiglia, per sostenere la natalità e l’occupazione femminile, anche alle famiglie con minori non vaccinati, la risposta del governo leghista e dei cespugli che lo circondano è stata un “NO” secco.

Come sempre ricordato nella scorsa legislatura dal Centrodestra oltre che da me, la Provincia di Trento ha competenze specifiche in materia di politiche sociali, al punto che una legge provinciale in vigore prevede già da oltre un anno che “la mancata vaccinazione non comporta l’esclusione dalla fruizione dei buoni di servizio”. Ieri però si è finto che questa norma non esista (in realtà la Giunta non la conosceva proprio) e ci si è trincerati dietro responsabilità di qualche ministro e dietro le letterine di qualche suo collega.

Quindi l’Autonomia da ieri ha una nuova interpretazione: quella di mera esecutrice delle decisioni assunte a Roma, decisioni che se non arrivano provocano paralisi e incapacità di assumersi responsabilità, come peraltro dimostra anche chi, dopo aver lanciato strali sul governo nazionale, quando si è trattato di decidere per le famiglie trentine, ha pensato bene di scappare dall’Aula.



DETTAGLI DELL’INIZIATIVA: NON APPROVATA

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