Bond trentini, strada solida.

Più volte e da più parti in tempi recenti ha iniziato a circolare l’ipotesi di nuovo indebitamento per sostenere l’agenda della Provincia di Trento, messa alle strette dalla particolare contingenza dovuta all’epidemia. Non mi annovero certo tra i sostenitori delle politiche di deficit, che sono poi quelle in virtù delle quali l’Italia si trova da anni nella palude. E’ vero che nel lungo periodo siamo tutti morti (e che, di conseguenza, parrebbe inutile curarsene) ma i debiti è inevitabile che qualcuno si ritrovi a doverli onorare. Ciononostante, l’eccezionalità del momento richiede strumenti eccezionali e tra questi anche il ricorso a fonti di finanziamento straordinarie per il bilancio provinciale va presa in considerazione. Mi pare che siamo stati tra i primi a supportare in questa fase l’ipotesi dell’emissione di un prestito per la ripartenza direttamente da parte della Provincia con il coinvolgimento del risparmio trentino. Le opinioni che il prof. Andreaus ha espresso oggi sul futuro del debito ci richiamano al giusto realismo e a valutazioni che aggiungiamo volentieri alle sue.

Partirei però dal dato che ritengo fondamentale ovvero dalla liquidità delle famiglie in giacenza sui conti correnti trentini che, stando a Bankitalia, nel giugno 2019 superava i 12,5 miliardi di Euro, in costante crescita rispetto agli anni precedenti. E’ questo il segnale evidente che nell’attuale aleatorietà del contesto i rispamiatori sono disorientati, titubanti e probabilmente attenti e propensi ad allocazioni che garantiscano prima di tutto la sicurezza del capitale.

Nell’opzione da noi tratteggiata ci sono certamente da valutare i tempi (peraltro simili anche per le alternative) e gli aspetti tecnici. La Provincia però dispone di Mediocredito che non si può considerare un esordiente in questo campo e dal quale l’operazione può ottenere tutte le necessarie coperture.

E’ logico che il risparmiatore trentino andrebbe stimolato rispetto a questa opportunità, tenendo conto però che non sarebbe necessario convincere tutti: mobilitando il 3% delle giacenze il fondo per la ripartenza arriverebbe poco lontano dai 400 milioni.

In tema di appetibilità dei rendimenti mi sentirei tranquillo. La Provincia di Trento, prendendo a riferimento gli impegni fino a 10 anni, ha pagato alla Cassa del Trentino tassi del 2% nel 2018, del 2,85% nel 2019 e del 1,5% nel 2020. Non mi pare ci si trovi molto lontani dall’orizzonte indicato dai tecnici per la sostenibilità dell’iniziativa.

In aggiunta c’è l’aspetto “ideale” sul quale, evidentemente, tecnica e politica offrono ponderazioni differenti.

Io ritengo che un risparmiatore trentino, di fronte all’incertezza e ai rischi che connotano lo scenario attuale sarebbe allettato dall’affidare una quota della propria disponibilità alla Provincia di Trento. Ciò naturalmente dietro una resa adeguata e, soprattutto, un patto tra gente di montagna circa la destinazione. Peraltro, anche si offrisse un tasso simile a quelli appena ricordati, lo stesso sarebbe di parecchio superiore rispetto a quanto offrono le banche.

Con due ulteriori vantaggi: quello di poter verificare il rispetto degli impegni direttamente nel bilancio provinciale anziché in quello di qualche fondo con sede nell’arcipelago di Turks and Caicos e quello di poter punire in cabina elettorale chi dovesse provare ad utilizzare il frutto dei sacrifici dei trentini per scopi diversi da quelli promessi. E non mi pare poco.

Articolo del 10 maggio-Corriere del Trentino

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